Ho un'idea: qual è la cosa peggiore che può succedere?

Ho un'idea: qual è la cosa peggiore che può succedere?

Ho un'idea: qual è la cosa peggiore che può succedere?

É stato una delle domande che mi porto a casa dai talk a Future Product Days 2026, a Copenaghen, dove sono stata grazie a Sorint. È una delle più grandi conferenze europee sul prodotto digitale, con oltre 100 speaker tra design, sviluppo software e AI. Ho ascoltato PO, designer e sviluppatori raccontare come pensano e costruiscono prodotti.

Qui ne porto a casa uno, che vale per chiunque abbia un'idea, anche chi lavora su sistemi, backend e infrastrutture.

In copertina Sarah Thompson sul palco di Future Product Days 2026. Fonte: registrazione del talk, FPD 2026.

Chi è NN/g

Nielsen Norman Group è il nome dietro buona parte di ciò che sappiamo su usabilità e UX: fondato da Jakob Nielsen e Don Norman, ha più di 28 anni di ricerca, formazione e consulenza. Il loro principio è "evidenza prima delle opinioni": consigli basati su ricerche, non su "sensazioni di settore". È come preferire una metrica di monitoring al "mi sembra veloce".

Oggi vendono soprattutto formazione e consulenza. Ed è proprio da lì che parte la storia.

Quattro anni di scossoni

Sarah Thompson, Senior Experience Specialist di NN/g, ha aperto con una timeline che chi lavora in IT riconosce subito. Nel 2020 la pandemia ha portato la formazione ed il lavoro online da un giorno all'altro. Nel 2021 è arrivato il boom delle videochiamate. Nel 2022 i licenziamenti nel tech hanno tagliato per primi i budget di formazione. Nel 2023 è arrivata l'AI generativa, e con lei la domanda su quali competenze servano ancora.

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Fonte: Sarah Thompson, NN/g, "What's the Worst that Could Happen?", FPD 2026 (© Nielsen Norman Group).

Per anni NN/g aveva reagito agli eventi. Nel 2024 ha deciso di introdurre una novità nel proprio business: offrire corsi self-paced, cioè on demand, accanto alla formazione live che era il cuore del business.

I segnali c'erano tutti. I clienti dicevano che i corsi live erano scomodi, intensi (otto ore di "fire hose" di informazioni) e impossibili da seguire per chi non può assentarsi dal lavoro. Oltre 30 competitor offrivano già corsi on demand. Talento e reputazione non mancavano. Molti team, a questo punto, direbbero "costruiamolo".

Potevano, ma dovevano?

Sarah ha mostrato la scena di Jurassic Park in cui il dottor Malcolm dice agli scienziati che erano così presi dal chiedersi se potevano, da non chiedersi se dovevano. Ogni sistemista ha vissuto una versione di questa scena: il deploy "che si può fare" senza sapere cosa succede se va storto.

Il team NN/g ha fatto un pre-mortem. Ha riunito persone di funzioni diverse, ha elencato tutto ciò che non sapeva (qualcuno lo vuole? possiamo farlo? regge per il business?) e ha ordinato le assunzioni per quanto avrebbero fatto male se sbagliate. Poi ha usato su se stesso i metodi che insegna: interviste, tour guidati e osservazione sul campo. Sono emersi tre rischi.

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Fonte: Sarah Thompson, NN/g, "What's the Worst that Could Happen?", FPD 2026 (© Nielsen Norman Group).

1. Il successo che cannibalizza

Il caso peggiore non era il fallimento ma il successo: un corso da 99 $ poteva portare via clienti alla formazione live, che genera la maggior parte dei ricavi. La ricerca, con professionisti UX di sei Paesi, ha ribaltato la domanda: i due formati servono momenti diversi. Il live serve a esplorare, con ampiezza, interazione e feedback dall'istruttore. Il self-paced serve a risolvere un problema adesso, ad esempio imparare gli A/B test per un compito urgente. Il rischio non era il nuovo formato, ma non dargli un compito distinto. Così i corsi self-paced sono diventati stretti e pratici, con template da scaricare e accesso senza scadenza.

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Fonte: Sarah Thompson, NN/g, "What's the Worst that Could Happen?", FPD 2026 (© Nielsen Norman Group).

2. Nessuno pagherà

I contenuti gratuiti sono ovunque: oltre 10.000 corsi di Google, Microsoft, Amazon e altri, e 4.600 solo su UX e UI. Perché pagare? Perché, dicevano gli intervistati, nei corsi gratuiti non si riceve mai un feedback personale e ci si perde. Il problema era che il feedback degli esperti non scala. La soluzione sono stati i walk-through: l'istruttore svolge l'esercizio in prima persona, condividendo schermo e lavagna.

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Fonte: Sarah Thompson, NN/g, FPD 2026 (© Nielsen Norman Group).

3. L'abbandono

Senza struttura né obblighi è facile mollare, e questo conta: il valore vero è imparare, e un corso lasciato a metà rovina anche rinnovi e reputazione. Dalle interviste è emerso che nessuno segue un corso in ordine: chi ha urgenza salta l'introduzione, chi sa già una parte la salta, tutti accelerano i video. In sala la poll ha dato circa un terzo per ognuno: "rule follower", "cherry picker" e "wild card". La risposta è stata progettare per come si impara davvero: lezioni brevi e autonome, ognuna con qualcosa di utile ogni cinque minuti, e la possibilità di saltare a qualsiasi lezione.

Nail it before you scale it

Prima di scalare, il team ha provato tutto in piccolo: prototipi di corso fatti con semplici slide condivise in videochiamata e test d'uso a casa di chi doveva girare i video. La beta è stata accolta bene: le persone trovavano contenuti applicabili subito, senza la sensazione di una versione ridotta del live. Il lancio morbido è stato a marzo e ad agosto è arrivato il record mensile di ricavi dei corsi self-paced.

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Fonte: Sarah Thompson, NN/g, "What's the Worst that Could Happen?", FPD 2026 (© Nielsen Norman Group).

Prima di caricare la tua idea su Quarterdeck: un mini how-to

Credo che il talk di Sarah possa essere un'ispirazione per tutti i sorintiani che hanno idee, e soprattutto per chi le carica su Quarterdeck: il percorso che ha seguito NN/g, dall'intuizione alla decisione di costruire, è lo stesso che ogni idea di prodotto, anche la nostra, può percorrere.

Non serve fare un pre-mortem formale. Serve l'abitudine di farsi domande sulla propria idea e di cercare le risposte parlando con chi può darle, in Sorint. Vale per un tool interno, un'automazione, un servizio gestito o un prodotto. Ecco un percorso in sette passi.

  1. Che problema risolve? Scrivilo in una frase: per chi, e in quale momento. Se non ci riesci, l'idea non è ancora pronta, ed è un'ottima informazione.

  2. Quanto è impattante risolverlo per Sorint? Quante persone, team o clienti lo hanno? Quanto costa oggi non risolverlo, in tempo, soldi o rischio? Un problema raro e indolore può non valere un'idea, per quanto brillante.

  3. Cosa esiste già? Cerca in Sorint prima di costruire: un tool, un team, un processo che fa già una parte di questo. Se c'è, non è un ostacolo ma un possibile alleato, e ti dice come dare alla tua idea un compito distinto.

  4. Parla con chi ha il problema. Poche conversazioni con colleghi di altri team: sistemisti, sviluppatori, delivery, commerciali. Non chiedere "ti piacerebbe la mia idea?", ma "come lo affronti oggi?" e "cosa ti manca?".

  5. Testala prima di costruirla. Basta uno schizzo, due slide, un diagramma di architettura su un foglio o uno script abbozzato. Mostralo a chi ha il problema e osserva dove si ferma o storce il naso: è quello che NN/g ha fatto con le slide condivise in videochiamata.

  6. Chiedi cosa potrebbe andare storto. Chi non la userebbe, e perché? Cosa succederebbe se avesse successo? Un rischio che emerge presto costa pochissimo.

  7. Scrivi cosa hai imparato. Nella descrizione dell'idea metti il problema, l'impatto, cosa hai verificato e cosa no. Aiuta il Board a valutarla e te a prepararti alla call.

Se non sai rispondere a una domanda, non è un blocco: è la prima cosa da fare. Nel Q&A Sarah l'ha detto così: se individui un rischio e non riesci a immaginare come superarlo, non hai ancora una strategia. Serve almeno un'ipotesi da mettere alla prova.

E se il Board manda la tua idea in Kaizen, non è una bocciatura: significa che un rischio è emerso presto e a basso costo. Il motto di Sarah vale anche per noi: nail it before you scale it.

Il team di Human-Centered Design applica proprio la logica del pre-mortem e l'approccio "evidenza prima delle opinioni": usiamo la ricerca, i test e la prototipazione rapida per identificare i rischi critici prima di investire risorse su scala. Mettiamo le persone — colleghi, utenti e stakeholder — al centro delle scelte per porsi le domande giuste fin da subito, quando cambiare rotta costa poco e il valore strategico è massimo.

Progettare mettendo le persone al centro non è una semplice rifinitura estetica, ma un metodo concreto per validare ogni idea con dati e fatti: in sintesi, nail it before you scale it.

Se vuoi capire meglio come ridurre il rischio delle decisioni o vuoi applicare questo metodo al tuo prossimo progetto, contattaci direttamente.